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Gli stati interiori nella conduzione dei gruppi | 1

dicembre 3, 2016 · Posted in Articoli · Commenti disabilitati su Gli stati interiori nella conduzione dei gruppi | 1 

Quello che segue è un brano tratto dal romanzo “Il silenzio dell’onda” di Gianfranco Carofiglio, Rizzoli.

“Ho letto un romanzo in cui si parlava anche di surf e ho trovato una frase che mi ha colpito. Faceva più o meno così: un conto è aspettare l’onda, un conto è alzarsi sulla tavola quando arriva.”

“Chi ha scritto quella frase sapeva di cosa stava parlando. Quando sei lì capisci che tutto il resto sono cazzate. Scusi,[…], ma volevo proprio dire cazzate. Esiste un senso di verità, non so come dire, l’idea che ogni cosa venga… messa a fuoco. Un senso di bellezza, di totalità, di essere un tutt’uno con il resto. Quando l’onda ti porta, senti di fare parte, se capisce cosa intendo; e ti sembra che tutto finalmente abbia un significato. E quando sei su certe onde – montagne di acqua, vere montagne – non ti importa nulla. Vuoi solo scoprire di che pasta sei fatto. Non ti importa niente, a parte di essere lì sopra. E’ c’è un’armonia perfetta, in quei secondi che sei lì in equilibrio fra il mare e il cielo, quasi fermo mentre scivoli velocissimo fra l’acqua e l’aria, e il fragore. Passi nel mezzo dell’onda, nel punto esatto, equidistante tra questi opposti.”

Chiunque abbia sufficiente esperienza di facilitazione e conduzione dei gruppi potrà riconoscere nelle parole di questo dialogo qualcosa di vero e di significativo.

Al principio, è la fase di preparazione, quella la sensazione di essere in attesa che l’onda giusta si stia formando. Il gruppo che è nel processo di costituirsi, attraversa fasi in cui ciascuno sperimenta tentativi più o meno coraggiosi di fiducia e di autenticità, offrendo stimoli in tal senso agli altri membri del gruppo. Come se ciascuno lanciasse un passo di danza, nell’attesa che qualcun altro lo colga e lo trasformi in un passo successivo, coerente eppure diverso al precedente.

In presenza delle condizioni ideali – che è compito primario del facilitatore saper creare – si attiva un processo dialogico che determina continuamente nuove sinapsi, nuove connessioni tra i membri del gruppo e tra le idee che essi sviluppano.

Man mano che le idee perdono la loro paternità originaria e divengono proprietà collettiva, continuamente rinnovata attraverso un processo di distruzione e creazione, il sistema prenderà forma e le sinapsi che si andranno a determinare genereranno l’identità del gruppo come entità sovrapersonale, relativamente autonoma persino rispetto ai suoi membri. E’ il momento in cui si passa dalla dimensione individuale a quella collettiva, è la prima fase di quel processo straordinario e misterioso che porta dalla dimensione dell’”io” alla dimensione del “noi”.

Se prestiamo attenzione a ciò che accade nelle fasi di passaggio tra una fase e l’altra, non solo a ciò che accade fuori di noi e che è oggettivamente osservabile, ma anche a ciò che accade dentro di noi e che percepiamo soggettivamente con i nostri sensi più sottili, ciò che scopriamo è che il passaggio da una fase all’altra è un’”epifania”, una manifestazione – che è quasi un risveglio – di una condizione che ora c’è e che prima non c’era.

La nascita del “noi” apre una condizione completamente nuova, qualitativamente diversa, che possiamo concretamente sperimentare innanzitutto dentro di noi: è la dimensione embrionale della “coscienza unitiva” che è una precisa dimensione della coscienza in cui ci sperimentiamo connessi al sistema di cui siamo parte. La nascita del “noi” è un momento di svolta, come lo è l’ulteriore passaggio dal “noi” al “tutti”. Questo salto di consapevolezza porta la nostra riflessioni a due modelli che amiamo usare e proporre: il Modello Integrale di Ken Wilber e la Teoria U di Otto Scharmer. (Continua)

Lorenzo Campese

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