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Il recupero della fiducia | 2

febbraio 14, 2016 · Posted in Articoli, Blogging · 2 Comments 

di Lorenzo Campese

Rosabeth Moss Kanter, docende di Harvard, nel suo libro “Confidence”  rileva che il compito fondamentale dei leader è infondere fiducia nelle persone prima che i risultati vengano raggiunti. Avere fiducia quando si sperimenta il flusso ascendente del successo è cosa da tutti. Successo e insuccesso creano spirali rafforzative: il successo genera un crescendo di entusiasmo che determina ulteriore successo. L’insuccesso crea ulteriore demotivazione, che determina ulteriore insuccesso. Avere fiducia significa interrompere qualsiasi circolo vizioso per costruire una visione che sia attraente, forte e vera e nelle quali le persone possano credere.

Il consulente sistemico e il counselor organizzativo supporta leader e organizzazioni nello sviluppo della loro Guiding Vision, che dovranno essere attrattive e trascinanti. Per essere tale, una Guiding Vision deve saper attingere all’”anima dell’organizzazione” ovvero deve saper percepire il nocciolo della propria identità, la propria core identity. E’ lì che si trova “la nobile causa” per cui l’organizzazione esiste, il fine transpersonale che ne giustifica e ne caratterizza l’operato. Un detto dice: “fai vedere al mondo quello che senza di te non si sarebbe mai visto”. L’organizzazione nel trovare la propria anima, deve identificare ed esprimere quelle qualità uniche e irripetibili che nessun altra organizzazione potrebbe offrire al mondo. Questo, nella nostra diretta esperienza, genera entusiasmo, motivazione, appartenenza e rende le persone capaci di risultati straordinari.

Costruire una Guiding Vision, quindi, non significa creare una scappatoia alla crisi attraverso slogan di ottimismo da recitare; significa  creare il giusto contesto interno di confronto, dialogo e condivisione di significati, affinché un “la” visione – emerga dallo spazio di coscienza collettivo.  Significa accompagnare l’organizzazione fuori dalle “logiche dell’io” e traghettarla nella “cultura del noi”, della responsabilità diffusa e  della co-creazione.

Le scienze umane conoscono bene gli effetti dei nostri modelli mentali sulla realtà e gli effetti delle profezie che si auto-avverano. Occorre cambiare i filtri individuali e organizzativi da cui osserviamo la realtà, usare il pensiero consapevolmente affinché la profezia che si auto-avvera sia quella “giusta” per noi. “Il mondo è come lo sogni” dicono i nativi americani. Il tema del successo non risiede nel tentativo di cambiare il mondo “là fuori”; esso ha a che fare innanzitutto con la consapevolezza che se cambio io per primo, tutto il mondo cambia. Come sostiene Steve de Shazer, “il felice e l’infelice vivono solo apparentemente la stessa dimensione;  in realtà, vivono due mondi completamente diversi. Il felice è capace di immaginare la realtà che desidera e agisce coerentemente alla propria visione. Gandhi diceva: “sii il cambiamento che desideri vedere nel mondo”.

Per la Kanter, profonda conoscitrice delle dinamiche della successo organizzativo, costruire la fiducia è un’arte che si genera a partire da alcune corner stone fondamentali:

L’affidabilità: significa guardare alla cose per come sono, avere il coraggio della verità (soprattutto quando non è semplice da comunicare), parlare in modo diretto senza girare intorno al problema, riconoscere le proprie responsabilità, dare feedback veritieri, camminare nelle proprie parole, mantenere le promesse fatte;

Coltivare la collaborazione: significa mettere in moto processi e strutture di condivisione, diventare “noi”, accrescere le competenze relazionali, infondere un clima di rispetto e apertura, sviluppare appartenenza a integrazione;

Stimolare l’iniziativa e l’innovazione: significa – per dirla con una poesia aziendale sviluppata in BBC Television: Che mille idee sboccino | Che mille talenti emergano | Che mille errori siano fatti | Che mille lezioni siano imparate | Che mille voci siano ascoltate | Che mille storie siano narrate | Che mille occhi si siano aperti. In altre parole, non c’è nulla di più deprimente di un’organizzazione che non sa innovare e non incentiva l’iniziativa personale. Le persone – nel giusto contesto – sono desiderose di contribuire al miglioramento e al successo collettivo. Consentire che ciò avvenga, è una fonte infinita di motivazione e di fiducia. E’ il compito dei leader far si che questo avvenga.

Lorenzo Campese |

Il recupero della fiducia

febbraio 12, 2016 · Posted in Articoli, Blogging · Comment 

di Lorenzo Campese

Secondo alcuni dei più illustri pensatori della nostra epoca, il tema della perdita della fiducia è alla base dell’attuale stato di crisi e di difficoltà. Nella cosiddetta “modernità liquida” come il grande sociologo Zygmunt Bauman definisce la post-modernità, in perenne stato di mutamento e contrassegnata dalla liquefazione di valori e strutture un tempo solidi, il tema del crollo della fiducia è dominante e coinvolge tre livelli:

1. la fiducia nelle istituzioni: un tempo si coltivava l’intima certezza che le grandi organizzazioni sarebbero sopravvissute nel tempo a ogni possibile avversità: la stabilità del contesto era tale da non metterne neppure in dubbio la solidità/longevità. Oggi, la realtà ci dimostra che anche le istituzioni più solide e radicate possono scomparire, incrementando un senso di ansia e preoccupazione.

2. la fiducia negli altri: essere inseriti in una comunità di cui si conoscono e condividono valori, assunti e comportamenti determina senso di sicurezza e serenità. In un clima di globalizzazione, in cui ciascuno si confronta con persone delle quali non conosce più la storia e di cui non può più prevedere reazioni e comportamenti, questa fiducia viene messa in crisi. In questo incontro/scontro con il “diverso”, viene messa in crisi la stessa identità culturale delle persone che talvolta reagiscono estremizzando gli elementi di diversità e generando xenofobia e discriminazione.

3. la fiducia in se stessi: anche per le ragioni di cui sopra, la fiducia in se stessi vacilla, la fiducia di “farcela nella vita” e di poter garantire sicurezza e benessere alla propria famiglia; una nuova classe di poveri, coloro che non riescono più a sostenere il proprio stile di vita, si trovano costretti in una forte crisi di identità, uno stato di costante “attivazione” verso la ricerca di qualche genere di risposta, che è spesso solo l’illusione di una risposta.

In conseguenza di ciò, la nostra società che è la più sicura della storia – come sostiene Zygmunt Bauman – è anche la più ossessionata da paure – spesso irrazionali – che riguardano la sfera della sicurezza e dell’incolumità. A tali paure, sempre più scollegate dalla loro causa originaria, si tende a rispondere con soluzioni sintomatiche che creano solo l’illusione della sicurezza. La “società del controllo” contro-altare della “società della fiducia”, è il frutto di queste paure e di queste reazioni sintomatiche.

La carenza di fiducia è una delle leve che ostacola le possibilità di cambiamento ed evoluzione di individui e organizzazioni, favorendo meccanismi regressivi automatici in cui si ripetono in maniera quasi inconsapevole copioni del passato. Al contrario, possiamo affermare che la caratteristica fondamentale delle organizzazioni di successo è proprio la capacità di generare un contesto di fiducia al proprio interno e nei confronti dei propri stakeholder di riferimento. La fiducia è l’ingrediente segreto che trasforma una squadra mediocre in una squadra eccellente. E’ quell’elemento invisibile che induce le persone a dare il meglio di sé e a operare in piena armonia con il contesto.

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